L’essere umano è una creatura sospesa tra il cielo e la carne, tra l’infinito che intuisce e il corpo che lo limita. In questa tensione si colloca la ghiandola pineale, piccolo organo nascosto nel cuore del cervello, che regola il ritmo invisibile della nostra esistenza: il tempo interiore. Essa non scandisce le ore del mondo, ma quelle dell’anima — il sonno, il sogno, la veglia, la percezione del giorno che si consuma e della notte che ci avvolge.
Quando questo ritmo si sfasa, quando la melatonina non danza più in armonia con la luce e l’oscurità, l’uomo si sente alienato. Non solo stanco, ma disallineato. Come se il tempo biologico non fosse più il suo. E in quel momento, la coscienza si interroga: sono ancora parte del mondo? O sto diventando un’ombra che osserva la vita da fuori?
La condizione di “essere biologicamente mortale” non è solo una constatazione scientifica. È una verità esistenziale. Il corpo ci ricorda, ogni giorno, che siamo finiti. Ma la mente — e forse qualcosa di più profondo — ci spinge a cercare senso, armonia, eternità. La ghiandola pineale, in questo, è simbolo: è il ponte tra la materia e il mistero, tra il ritmo del sangue e il silenzio del pensiero.
Ritrovare il proprio ritmo non è solo guarire: è riconciliarsi con il tempo, con la vita, con la propria umanità fragile e luminosa.
Studi recenti hanno dimostrato che la cannabis può essere promettente nella lotta contro il morbo di Alzheimer. La ricerca suggerisce che alcuni composti presenti nella cannabis hanno il potenziale di eliminare le proteine tossiche nel cervello associate all’Alzheimer. Queste proteine, note come placche amiloidee, si accumulano nel cervello dei malati di Alzheimer e interrompono la normale funzione cognitiva. Prendendo di mira queste proteine, la cannabis potrebbe aiutare a rallentare la progressione della malattia.
La cannabis è stata usata per secoli per vari scopi medicinali, e ora la scienza moderna sta iniziando a scoprire il suo potenziale nella salute neurologica. Con le crescenti prove a sostegno della sua efficacia, la cannabis potrebbe diventare un attore chiave nel trattamento di condizioni come l’Alzheimer e altre malattie neurodegenerative. Mentre la ricerca continua, potremmo trovare altri modi per sfruttare il potere terapeutico della cannabis per proteggere il cervello e migliorare la salute cognitiva.
In Health & Happiness, siamo entusiasti di vedere esplorare i potenziali benefici della cannabis. Che sia per antidolorifico, chiarezza mentale o salute neurologica, sosteniamo un approccio naturale alla guarigione sostenuto dalla scienza.
https://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.png00Stefanohttps://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.pngStefano2026-01-30 03:56:002026-01-30 06:36:57Avviso ai naviganti
Non arriva come un dio distante. Si mette in fila con gli uomini, come uno qualunque.
• Giovanni non capisce
Dice: “Dovrei essere io a farmi battezzare da te”. Ma Gesù insiste: deve compiersi “ogni giustizia”.
• Appena battezzato, accade la scena simbolica
La liturgia la riassume così:
I cieli si aprono
Lo Spirito scende come una colomba
La voce dice: “Questi è il mio Figlio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”
È il momento in cui, secondo la Chiesa, si manifesta la Trinità.
• È l’inizio della vita pubblica
Da lì Gesù esce dall’ombra e comincia la sua missione.
B. Gesù, l’11 gennaio, e l’umanesimo che ci abita
L’11 gennaio la tradizione ricorda il battesimo di Gesù. Un gesto semplice, quasi banale, ma che segna l’inizio di qualcosa che ancora oggi non abbiamo capito fino in fondo: un uomo che mette l’uomo al centro.
Non un profeta che parla dall’alto. Non un dio che pretende obbedienza. Un uomo che si immerge nell’acqua insieme agli altri, senza privilegi, senza distanza. Un uomo che dice, con il corpo prima che con le parole: “Dio non è sopra di voi. Dio è dentro di voi.”
Questa è la parte che mi interessa. Quella che ho scritto anche in Schizofrenia e Salvezza: la divinità non è un’entità esterna, ma una possibilità interna.
Non dico di essere la reincarnazione di Gesù (non sono Buddhista) — non mi interessa la mitologia. Dico che la sua forma la sento vicina: la libertà, la dignità, la responsabilità personale, il rifiuto del potere, la cura dell’altro senza inginocchiarsi a nessuno.
E se devo scegliere un “nonno spirituale”, allora sì: Socrate. L’uomo che ha insegnato a pensare, a dubitare, a cercare la verità dentro di sé. Gesù e Socrate non si sono mai incontrati, ma parlano la stessa lingua: la lingua dell’uomo che si guarda dentro e trova qualcosa di più grande.
Non cerco miracoli. Cerco presenza. Cerco forma. Cerco quella parte divina che non ha bisogno di templi, ma di coscienza.
L’11 gennaio non è una data religiosa. È un promemoria: immergiti nella tua verità, e vieni fuori intero.
https://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.png00Stefanohttps://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.pngStefano2026-01-02 05:55:172026-01-02 05:56:0811 gennaio 2026 – domenica ed è la festa del Battesimo di Gesù (il proto umanista)
L’umanesimo classico (quello del Quattrocento) si fonda su:
fiducia nella ragione
centralità dell’uomo
armonia tra individuo e mondo
identità stabile e conoscibile
Pirandello, al contrario, demolisce proprio questi pilastri. Per lui:
l’identità è frantumata
la ragione non salva
l’uomo non è al centro, ma smarrito
la realtà è un flusso caotico che sfugge a ogni forma
In questo senso, Pirandello è anti‑umanista, o meglio: è un autore che mostra la crisi dell’umanesimo.
🔄 2. Pirandello e il “nuovo umanesimo”: un dialogo possibile?
Dipende da cosa intendiamo per nuovo umanesimo.
Se per “nuovo umanesimo” intendiamo:
centralità della persona
dignità dell’individuo
ricerca di senso
attenzione alla fragilità umana
allora Pirandello non propone un nuovo umanesimo, ma fornisce gli strumenti per arrivarci.
Perché?
Perché mostra:
la fragilità dell’identità
la sofferenza dietro le maschere sociali
il bisogno di autenticità
la necessità di riconoscere l’altro nella sua complessità
Pirandello non costruisce un nuovo umanesimo, ma apre la ferita da cui un nuovo umanesimo può nascere.
🪞 3. Pirandello come anticipatore dell’umanesimo della complessità
Molti studiosi lo leggono come un autore che anticipa:
la psicologia del profondo
l’esistenzialismo
la crisi del soggetto moderno
la pluralità dell’io
In questo senso, Pirandello è un precursore di un umanesimo non più fondato sulla stabilità, ma sulla consapevolezza che:
l’uomo è molteplice, contraddittorio, in continua trasformazione.
È un umanesimo “tragico”, non consolatorio.
🧭 4. Una sintesi forte e spendibile
Pirandello non appartiene all’umanesimo tradizionale e non costruisce un nuovo umanesimo. Ma è uno dei grandi autori che mostrano la crisi dell’uomo moderno e aprono la strada a un umanesimo della fragilità, della complessità e della relazione.
È un autore che:
smonta l’illusione umanistica
rivela la sofferenza dietro le forme
invita a guardare l’altro senza maschere
prepara il terreno a una nuova idea di persona
Pirandello e il “nuovo umanesimo”: cosa ci dice oggi
Quando parliamo di umanesimo pensiamo subito al Rinascimento: l’uomo al centro, la fiducia nella ragione, l’idea che il mondo sia comprensibile e che l’identità sia qualcosa di stabile. Pirandello, però, arriva in un’epoca in cui tutto questo si incrina. E lo mostra con una lucidità che ancora oggi ci riguarda da vicino.
La crisi dell’uomo moderno
Nelle sue opere l’identità non è più un blocco compatto, ma qualcosa che si frantuma. Siamo uno per noi stessi, un altro per gli altri, e spesso non coincidiamo con nessuna delle due immagini. Le “maschere” sociali che indossiamo ci proteggono, ma allo stesso tempo ci imprigionano.
Pirandello non lo dice per pessimismo: lo mette in scena perché è la condizione dell’uomo moderno, sospeso tra ciò che sente e ciò che deve apparire.
Un nuovo modo di guardare la persona
Se l’umanesimo classico celebrava la stabilità dell’io, Pirandello ci invita a riconoscere la sua fragilità. E proprio da questa fragilità nasce un possibile “nuovo umanesimo”:
più attento alla complessità delle persone
più consapevole delle contraddizioni
meno legato alle forme rigide
più sensibile al bisogno di autenticità
Pirandello non costruisce un nuovo umanesimo, ma apre la ferita da cui può nascere. Mostra ciò che non funziona, ciò che fa soffrire, ciò che ci divide da noi stessi. E proprio per questo ci costringe a ripensare cosa significhi essere persone.
Un umanesimo della complessità
Molti studiosi lo considerano un anticipatore dell’esistenzialismo e della psicologia del profondo. La sua idea di individuo — molteplice, contraddittorio, in trasformazione — è sorprendentemente attuale. Viviamo in un mondo dove l’identità non è più data una volta per tutte, ma si costruisce e si ricostruisce continuamente.
Pirandello ci ricorda che questa instabilità non è un difetto: è la nostra condizione. E riconoscerla è il primo passo per un umanesimo nuovo, più vero, più umano.
Perché parlarne oggi
In un’epoca di immagini curate, profili sociali e identità “di facciata”, Pirandello è un autore che ci aiuta a guardare sotto la superficie. Ci invita a vedere l’altro senza maschere, e a riconoscere che dietro ogni forma c’è una persona che cambia, che soffre, che cerca.
È un messaggio che vale nella cultura, nella politica, nelle relazioni quotidiane: non esiste un io monolitico, ma una persona in cammino.
https://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.png00Stefanohttps://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.pngStefano2026-01-01 05:24:522026-01-01 05:26:14📚 Pirandello e l’Umanesimo: un rapporto complesso.
Amor, che ne la mente mi ragiona di mia donna gentil, non so se s’io ne sarò degno mai, ché troppo è buona.
Ella è colei che ’n terra par un sole, e sì mi stringe il cor con dolce stile che l’alma mia sovente si discioglie. E quando il suo bel viso mi si mostra, tutto m’infiamma e tutto mi consola.
Amor, che ne la mente mi ragiona di mia donna gentil, non so se s’io ne sarò degno mai, ché troppo è buona.
“Non conosciamo il volto di Petrarca né quello di Boccaccio: le immagini che circolano sono invenzioni rinascimentali o ottocentesche.”
https://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.png00Stefanohttps://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.pngStefano2025-12-25 05:59:412025-12-25 06:04:37Giovanni Boccaccio – Ballata delle rose (1338?)
Francesco Petrarca è la soglia tra due mondi: l’ultimo grande medievale e il primo vero moderno. È il punto in cui l’Europa cambia direzione, non per un evento politico, ma per un gesto interiore: guardarsi dentro.
Petrarca inaugura l’idea che la verità non si trova solo nei libri sacri, nei dogmi o nelle autorità, ma nella coscienza dell’uomo. È il primo autore europeo che vive il conflitto interiore come luogo di crescita, non come colpa.
“Petrarca è il primo uomo moderno: non costruisce cattedrali, costruisce coscienze.”
Questa frase riassume la sua rivoluzione: non l’architettura esterna, ma l’architettura interiore.
2. La nascita dell’Umanesimo
L’Umanesimo non nasce nelle università, né nelle corti, né nelle accademie. Nasce nella stanza di Petrarca, tra manoscritti antichi, lettere personali e meditazioni solitarie.
Tre sono i pilastri che fonda:
A. L’interiorità come luogo della verità
L’uomo diventa responsabile di sé, della propria crescita, della propria misura.
B. La riscoperta dei classici
Petrarca cerca, salva e commenta i testi antichi. È il primo filologo moderno. Senza di lui, niente Umanesimo, niente Rinascimento.
C. L’idea di Rinascita
Petrarca è il primo a dire che il presente può rinascere attraverso la cultura. Non è nostalgia: è progetto.
3. Perché Petrarca parla al presente
Petrarca non è un autore del passato: è un autore del futuro. Parla di:
identità
solitudine
ansia
ricerca di senso
conflitto tra vita attiva e vita interiore
responsabilità personale
dignità dell’uomo
È incredibilmente contemporaneo. Per questo oggi si studia troppo poco: è troppo vicino a noi.
4. Il Nuovo Umanesimo
Il Nuovo Umanesimo riparte da Petrarca, non come citazione colta, ma come metodo.
A. L’uomo al centro, non il potere
La dignità della persona prima della forza delle strutture.
B. La coscienza come fondamento civile
Non fanatismo, non ideologia, non slogan. Ma misura, responsabilità, interiorità.
C. La cultura come cura
Non ornamento, non status, non retorica. Cura dell’anima, ordine del pensiero, educazione alla libertà.
D. La rinascita come gesto personale
Il cambiamento non arriva dall’alto. Inizia da ciascuno, come in Petrarca.
5. Sintesi finale
Petrarca è il primo uomo moderno perché mette l’uomo davanti a sé stesso. L’Umanesimo nasce da questo gesto. Il Nuovo Umanesimo lo riprende e lo porta nel presente.
Non c’è futuro senza coscienza. Non c’è rinascita senza interiorità. Non c’è Umanesimo senza Petrarca.
“Non conosciamo il volto di Petrarca né quello di Boccaccio: le immagini che circolano sono invenzioni rinascimentali o ottocentesche.”
https://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.png00Stefanohttps://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.pngStefano2025-12-25 05:51:092025-12-25 06:05:27“Petrarca è il primo uomo moderno: non costruisce cattedrali, costruisce coscienze.”
Leonardo da Vinci e l’Umanesimo sono legati in un modo così profondo che, in un certo senso, Leonardo è l’Umanesimo nella sua forma più pura e radicale.
🌟 Leonardo da Vinci: l’Uomo al centro
L’Umanesimo nasce dall’idea che l’essere umano sia:
misura delle cose,
creatore di significato,
ponte tra natura e conoscenza,
capace di trasformare il mondo attraverso l’intelligenza.
Leonardo incarna tutto questo in modo quasi sovrumano.
✦ 1. La centralità dell’uomo
Il suo celebre Uomo Vitruviano non è un disegno: è un manifesto.
L’uomo è:
proporzione,
armonia,
punto d’incontro tra terra e cielo,
unità tra corpo e spirito.
🔧 Leonardo come scienziato umanista
Leonardo non separava mai:
arte e scienza,
tecnica e filosofia,
corpo e anima.
Per lui conoscere significava unire, non dividere.
✦ 2. L’osservazione come atto spirituale
Quando Leonardo studia:
il volo degli uccelli,
l’acqua che scorre,
i muscoli del corpo umano,
la luce che colpisce un volto,
non sta facendo “scienza” nel senso moderno. Sta cercando l’ordine nascosto del mondo.
🎨 Leonardo come artista umanista
L’arte per lui non è decorazione. È conoscenza incarnata.
✦ 3. La pittura come filosofia
Nella Gioconda, nella Vergine delle Rocce, nell’Ultima Cena, Leonardo fa una cosa rivoluzionaria:
non rappresenta solo volti,
rappresenta psicologia,
rappresenta relazioni,
rappresenta coscienza.
È l’Umanesimo che diventa immagine.
🌱 Leonardo e il mio Nuovo Umanesimo
Qui c’è un punto che mi riguarda direttamente.
Leonardo non era un “umanista” perché conosceva i classici. Era un umanista perché:
cercava armonia,
rifiutava il fanatismo,
univa discipline diverse,
metteva l’essere umano al centro come creatore, non come suddito,
vedeva la conoscenza come un atto di liberazione.
Il mio Nuovo Umanesimo — quello che costrueisco nel Partito Laburista — ha la stessa radice:
dignità,
pluralismo,
ordine,
responsabilità,
centralità dell’essere umano come misura e limite.
Leonardo sarebbe stato perfettamente a suo agio in questa visione.
https://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.png00Stefanohttps://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.pngStefano2025-12-24 05:17:002025-12-24 05:24:07Leonardo da Vinci e l’Umanesimo
📜 Rubrica culturale: Le 10 P – La saggezza che viaggia
Introduzione
Ci sono frasi che non appartengono a un solo popolo, ma diventano patrimonio universale. La “regola delle 10 P” – “Prima pensa, poi parla, perché parole poco pensate portano pena” – è una di queste.
Origini
Antica Grecia: racconti popolari narrano di guerrieri che ammonivano a riflettere prima di parlare.
Italia: il proverbio si è diffuso nelle regioni del Nord, soprattutto in Piemonte, con varianti come “portano pentimento”.
Versioni moderne: esistono anche estensioni con 12 P, che aggiungono “può portare parecchi problemi”.
Il viaggio delle parole
La forza di questo proverbio è la sua capacità di attraversare confini. In Marocco, un uomo “grande” per saggezza e dignità lo ha trasmesso a te, Stefano, dimostrando che la cultura orale è un ponte tra mondi diversi. (Stefano Poletto – admin)
Significato universale
🛡️ Protezione: pensare prima di parlare è un modo per difendere la propria innocenza.
🌍 Connessione: la frase diventa un legame tra popoli, un insegnamento che vale ovunque.
✨ Attualità: in un’epoca di parole veloci e social, ricordare le 10 P è un atto di responsabilità.
Conclusione
La “regola delle 10 P” non è solo un gioco linguistico: è un invito alla dignità. Portarla con sé significa custodire la propria integrità e riconoscere che la saggezza può arrivare da chiunque, in qualunque luogo.
https://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.png00Stefanohttps://www.stefanopoletto.it/wp-content/uploads/2026/01/Designer-1.pngStefano2025-12-17 00:27:112025-12-17 00:28:51Le 10P – La saggezza che viaggia
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