Note, articoli, novità etc.
«Dalla prossima settimana sarò presente tutte le domeniche in
Piazza della Resistenza 1, a Porto Mantovano.
Uno spazio aperto, semplice e accessibile, dove incontrarci, ascoltare, confrontarci e costruire insieme responsabilità adulta e presenza civica.»

La politica non è rumore.
Non è branco.
Non è sopraffazione né teatro.
È postura, misura, capacità di stare in piedi anche quando il contesto spinge verso la semplificazione, la provocazione, la violenza verbale o simbolica.
In questi giorni ho attraversato situazioni diverse, alcune apparentemente marginali, altre più dense. In tutte ho visto la stessa dinamica ripetersi: gruppi che cercano forza nel numero, identità che si reggono sulla contrapposizione, ruoli che esistono solo finché qualcuno li legittima.
La vera forza politica, oggi, è sottrarsi a questo schema.
Non reagire al rumore.
Non farsi trascinare nella logica del branco.
Non confondere la fermezza con l’aggressività.
Essere adulti, in politica, significa saper mettere un confine senza alzare la voce.
Significa parlare uno a uno, non contro molti.
Significa assumersi la responsabilità delle proprie parole e delle proprie azioni, senza rifugiarsi dietro simboli, etichette o appartenenze di comodo.
Viviamo in una fase in cui la coerenza viene spesso derisa come ingenuità e la misura scambiata per debolezza. È un errore profondo.
La misura è ciò che resta quando il teatro finisce.
La coerenza è ciò che regge quando il gruppo si disperde.
Il progetto politico che sto costruendo nasce da qui: dalla convinzione che serva un nuovo umanesimo civile, capace di riportare dignità, responsabilità e presenza adulta nello spazio pubblico. Non per vincere contro qualcuno, ma per non perdere noi stessi.
Continuerò su questa linea, senza scorciatoie e senza rumore.
Perché la politica, quando è seria, non ha bisogno di urlare.

Risposta: approssitavemente risulta grosso modo 5.000.000.000 di euro l’anno ovvero lo 0.5% della spesa pubblica.
Vediamo di fare due conti della serva. Ma dove vengono spesi i nostri soldi?
In Italia ci sono circa 20.000.000 di persone che svolgono un lavoro dipendente tra pubblici e privati.
Voci da bar mi dicono che minimamente al datore di lavoro un dipendente costa dal doppio al triplo.
Se mediamente il lavoratore percepisce 1.500 euro al mese il datore di lavoro ne deve corrispondere circa 2.250 al mese allo stato. Che moltiplicato 13 mensilità piu TFR sono 31.500 euro a cranio per 20.000.000 di persone= 630.000.000.000 Mld
Ma quanto ammonta la spesa pubblica? Chiediamo all’esperto:
La spesa pubblica complessiva in Italia, secondo l’ultimo dato disponibile, ammonta a circa 1.250 miliardi di euro annui, pari a poco più del 50% del PIL.
📊 Ultimo dato consolidato
- Valore totale: circa 1.250 miliardi di euro
- Incidenza sul PIL: 50,4%
- Periodo di riferimento: 2024 (dato più recente consolidato)
Questo valore comprende tutta la spesa delle amministrazioni pubbliche: Stato centrale, enti territoriali, sanità, previdenza, istruzione, investimenti, interessi sul debito.
🔍 Dettaglio temporale più recente
- Spesa trimestrale (III trimestre 2025): 91,5 miliardi di euro (a prezzi costanti, destagionalizzati)
- Il dato trimestrale è coerente con un livello annuo intorno ai 1.240–1.260 miliardi.
📌 Fonti ufficiali
- Dati di contabilità nazionale e finanza pubblica: ISTAT e Ragioneria Generale dello Stato
- Serie storiche e aggiornamenti trimestrali: Trading Economics su base ISTAT
Il “restante 50%” del PIL non è un avanzo disponibile: viene assorbito da pensioni, sanità, stipendi pubblici, trasferimenti e soprattutto dagli interessi sul debito; il disavanzo nasce perché le entrate non coprono integralmente queste uscite strutturali.
🧾 Dove va la spesa pubblica italiana (quote sul totale)
- Pensioni e previdenza: ~30%
- Sanità: ~15%
- Stipendi e funzionamento PA: ~10%
- Trasferimenti e sussidi (famiglie, imprese, enti): ~10%
- Istruzione: ~8%
- Interessi sul debito: ~8–9%
- Investimenti pubblici: ~5%
- Altro (difesa, ordine pubblico, giustizia, cultura, ambiente): ~13–14%
Sources: Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani Ragioneria Generale dello Stato
💸 Perché restiamo “sempre a debito”
- Entrate insufficienti: le entrate pubbliche sono ~46–47% del PIL, contro una spesa ~50% → deficit strutturale
- Interessi elevati: con un debito ~135% del PIL, gli interessi assorbono decine di miliardi ogni anno, riducendo lo spazio per servizi e investimenti
- Spesa rigida: pensioni e sanità crescono per demografia e indicizzazione; sono difficili da comprimere nel breve
- Crescita debole: se il PIL cresce poco, il rapporto spesa/PIL resta alto anche senza “sprechi” aggiuntivi
🧠 In sintesi
Non esiste un “altro 50%” libero: quasi tutto è già impegnato in voci obbligate. Il debito persiste perché le entrate non bastano a coprire una spesa strutturalmente elevata e perché gli interessi drenano risorse ogni anno.
Qundi cosa cè da fare sig. Esperto?
Capisco la frustrazione: vedi “metà del PIL” in mano pubblica eppure il debito cresce. La via d’uscita non è un colpo solo, ma un patto di realtà: far scendere deficit e costo del debito, e far salire crescita e qualità della spesa, senza distruggere servizi essenziali.
Le leve che davvero cambiano il rapporto debito-PIL
Conti pubblici: portare il deficit stabilmente sotto il costo del debito
- Obiettivo minimo: deficit vicino a zero al netto degli interessi (avanzo primario credibile) per smettere di aggiungere debito.
- La traiettoria ufficiale/UE punta già a riportare il deficit/PIL al 3% nel 2025 e poi sotto negli anni successivi: è la condizione “di base”, non la soluzione finale.
Interessi: abbassarli è una manovra strutturale
- Se il mercato ti chiede di più per rifinanziarti, “paghi” ogni anno una tassa implicita che non produce scuole né strade.
- Qui contano: credibilità fiscale, stabilità politica, durata media del debito, e una strategia europea che riduca frammentazione e rischio paese (spread).
Crescita: senza PIL che corre, non c’è rientro “umano”
- Con crescita bassa, anche un aggiustamento duro produce poco: ti ritrovi a tagliare e basta.
- Le leve più efficaci sono quelle che alzano produttività: investimenti selettivi, concorrenza nei servizi, tempi della giustizia civile, infrastrutture, capitale umano.
Dove intervenire nella spesa senza fare macerie
La spesa più grande è il welfare: nel 2024 la protezione sociale (pensioni, sanità, assistenza, sostegni) è stata 627,9 miliardi e ha rappresentato 56,65% della spesa pubblica totale; la dinamica di lungo periodo è guidata soprattutto dalla crescita della componente assistenziale a carico della fiscalità generale. Repubblica.it
Pensioni e assistenza: separare, ripulire, rendere sostenibile
- Separazione netta tra previdenza (contributiva) e assistenza (fiscale): serve per capire cosa stai finanziando e con quali entrate.
- Targeting serio dell’assistenza: meno pioggia, più criteri, più controlli e interoperabilità banche dati.
- Canali di uscita dal lavoro: ridurre eccezioni costose e instabili, mantenendo protezioni per lavori gravosi.
Sanità: efficientare senza tagliare “a caso”
- Gare e acquisti centralizzati dove conviene, controllo appropriatezza, riduzione mobilità passiva dove è gestibile.
- Digitalizzazione e territori: spendi meglio oggi per evitare ricoveri e cronicità domani.
Spesa “piccola ma tossica”: sussidi, bonus, micro-agevolazioni
- Qui non fai miliardi da solo, ma fai credibilità: chiudere misure inefficaci, unificare, rendere automatico ciò che resta.
Entrate: non “più tasse”, ma base più larga e sistema più semplice
- Riduzione dell’evasione con strumenti che rendono difficile evadere (pagamenti tracciabili, incroci dati, compliance) più che con propaganda.
- Tax expenditures: tagliare detrazioni/agevolazioni che non hanno più senso vale spesso più di alzare aliquote.
- Spostare gradualmente il carico da lavoro produttivo a basi meno distorsive (con protezioni per i redditi bassi).
Una roadmap realistica in 3 mosse
- Patto di bilancio pluriennale credibile: pochi obiettivi, verificabili, e mantenuti (deficit in calo, spesa corrente sotto controllo).
- Riforma welfare “chirurgica”: assistenza mirata + regole pensionistiche stabili + sanità efficientata.
- Agenda crescita-produtività: tempi della PA/giustizia, investimenti ad alto moltiplicatore, concorrenza nei servizi, capitale umano.
Sig. Esperto e se preparassimo un piano strutturale economico finanziario e contabile che impone l’impegno di tutti i componenti del Parlamento una specie di Ricostituente alla luce del fallimento in atto cosa ne pensa?
L’idea di una “Ricostituente” economico-finanziaria ha un’intuizione giusta: il debito non è solo un numero, è un patto di disciplina collettiva che in Italia si rompe ad ogni legislatura. Però: se la trasformi in un vincolo serio e verificabile, può diventare una cosa adulta; se resta un rito politico, rischia di essere solo un’altra dichiarazione solenne.
Piano strutturale esiste già, ma non “lega le mani” alla politica
Oggi esiste già una forma di programmazione pluriennale: il Piano strutturale di bilancio di medio termine 2025–2029, trasmesso alle Camere dal Governo e poi alla Commissione europea, con un percorso di aggiustamento e impegni su riforme/investimenti Ministero dell’Economia e delle Finanze. Anche la Camera ricostruisce il suo iter (audizioni, risoluzioni, approvazione in sede UE) temi.camera.it. Il punto non è “inventare il piano”, ma renderlo credibile e cogente dentro il circuito politico.
Cosa sarebbe davvero utile della tua proposta
Un patto parlamentare che cambia incentivi
Un “impegno di tutti i componenti del Parlamento” può funzionare solo se cambia gli incentivi:
- Obiettivi pochi e misurabili: saldo primario, spesa netta, stock di debito, tempi di pagamento PA.
- Clausole automatiche: se sfori, scattano correzioni predeterminate (non negoziate a caldo).
- Responsabilità tracciabile: ogni voto che crea nuova spesa deve indicare copertura e impatto pluriennale.
Un’architettura che sopravvive ai governi
Il valore aggiunto di una “Ricostituente” sarebbe creare continuità: un quadro che resta valido anche quando cambiano maggioranze, perché la vera patologia italiana è la discontinuità “emotiva” della finanza pubblica.
I due rischi che la possono rendere inutile
Solennità senza sanzioni
Se è solo “tutti firmano”, non regge. Alla prima crisi: deroghe, eccezioni, rinvii.
Piano di sola austerità
Se il piano è solo tagli lineari, produce due effetti: recessione e rivolta fiscale. Il Piano italiano stesso sottolinea l’idea di programmazione più orientata al medio periodo e integrata con riforme/investimenti Ministero dell’Economia e delle Finanze: senza crescita e qualità della spesa, il rientro diventa disumano e politicamente instabile.
Come lo renderei “adulto” e politicamente difendibile
- Mandato chiaro: non “salvare l’Italia”, ma ridurre il rischio debito e liberare risorse da interessi e sprechi verso investimenti e servizi essenziali.
- Doppio binario: disciplina sulla spesa corrente + protezione/incremento degli investimenti ad alto rendimento sociale (scuola, sanità territoriale, infrastrutture, digitale).
- Verifica indipendente e pubblica: un cruscotto mensile/trimestrale con pochi indicatori, leggibili anche da chi non è tecnico.
- Scambio esplicito con i cittadini: più tracciabilità e meno evasione in cambio di semplificazione e riduzione del carico dove strangola (lavoro/impresa).
Tessera 0=Zero, immagina una convenzione politica trasversale per quanto riguarda la Ricostituente ma dopo le elezioni politiche.
Una convenzione politica trasversale può funzionare solo se è costruita come un vincolo operativo, non come un appello morale. Ti propongo un impianto essenziale, difendibile e praticabile.
🏛️ Cos’è la Convenzione
Non un nuovo partito, non una riforma costituzionale.
È un patto parlamentare pubblico, sottoscritto da gruppi e singoli eletti, che si auto‑vincolano su pochi obiettivi economico‑finanziari non negoziabili per una legislatura.
Una Ricostituente nel senso adulto del termine: ricostruire la fiducia nei conti, non riscrivere la Carta.
🎯 Oggetto del Patto (pochissime cose)
- Traiettoria del debito
- Impegno a ridurre il rapporto debito/PIL lungo un sentiero verificabile.
- Spesa corrente sotto controllo
- Crescita della spesa primaria inferiore alla crescita del PIL nominale.
- Protezione degli investimenti
- Investimenti pubblici esclusi da tagli lineari.
- Coperture vere
- Ogni nuova spesa deve indicare copertura pluriennale, non una tantum.
Niente liste infinite. Quattro pilastri.
🔒 Come si rende vincolante (qui sta la differenza)
1. Firma nominale e pubblica
Ogni parlamentare firma a titolo personale.
Non “il partito”, ma la persona.
2. Regola di voto
Chi aderisce:
- non vota provvedimenti che violano il Patto
- oppure si astiene pubblicamente, motivando
Questo crea tracciabilità politica, non sanzioni penali.
3. Clausole automatiche
Se un obiettivo salta:
- scattano correzioni predefinite
- niente negoziazioni emergenziali
La politica decide prima, non sotto pressione.
📊 Controllo e trasparenza
- Cruscotto pubblico trimestrale
- 5 indicatori leggibili anche da un cittadino
- Nessuna retorica: solo numeri e scostamenti
La forza è la semplicità.
⚠️ Cosa NON deve essere
- Non una “grande coalizione”
- Non un governo ombra
- Non un’operazione moralistica contro qualcuno
È un patto di responsabilità, non di unità ideologica.
🧠 Perché potrebbe funzionare in Italia
Perché sposta il conflitto:
- da destra/sinistra
- a responsabilità/irresponsabilità
E perché rende visibile una cosa che oggi è opaca:
chi rompe il patto lo fa davanti a tutti.

Tessera 0/Zero, dopo aver esaminato il disegno di legge, conclude con fermezza: NO, no, no e poi NO alla separazione delle carriere, perché significherebbe frantumare l’indipendenza della Magistratura, uno dei pilastri della nostra democrazia.
La nostra Repubblica nasce dalla Costituzione scritta dopo l’avvento del fascismo. I nostri bisnonni hanno costruito un sistema democratico volutamente robusto, articolato e complesso, proprio per impedire che l’Italia potesse scivolare di nuovo verso qualsiasi forma di autoritarismo.
Ogni istituzione è stata pensata per equilibrare il potere e proteggere la libertà di ciascuno di noi.
ECCO COSA VUOL DIRE VOTARE SI: scardinare e/o modificare tale ORGANIZZAZIONE senza una alternativa discussa e valida è un sacrilegio per tutti i morti che ci sono stati per raggiungere questo obiettivo.
⚖️ Le tre funzioni della magistratura
👩⚖️ 1. Magistrati giudicanti (i giudici)
- Decidono le controversie.
- Sono “terzi”: non stanno né dalla parte dell’accusa né della difesa.
- Emettono sentenze, decreti, ordinanze.
🕵️♂️ 2. Magistrati requirenti (i pubblici ministeri, PM)
- Rappresentano l’accusa nei processi penali.
- Coordinano le indagini con la polizia giudiziaria.
- Chiedono rinvii a giudizio, archiviazioni, misure cautelari.
📚 3. Magistrati della Corte di cassazione
- Controllano che le sentenze rispettino la legge.
- Non giudicano i fatti, ma la correttezza giuridica delle decisioni.
🛡️ Cosa li caratterizza?
- Indipendenza: non rispondono al governo, ma solo alla legge.
- Autonomia: sono governati dal CSM, non dalla politica.
- Inamovibilità: non possono essere trasferiti senza motivo.
- Responsabilità: disciplinare, civile e penale come ogni cittadino.

🟦 1. L’associazione no profit è la forma più semplice e trasparente
Un’associazione no profit:
- non ha scopo di lucro
- non può distribuire utili ai soci
- deve avere uno statuto chiaro
- deve rendicontare entrate e uscite
- usa ogni risorsa per le proprie attività
È una struttura leggera, economica e perfetta per iniziare un progetto collettivo.
🟥 2. Un partito può essere un’associazione no profit
La legge italiana lo permette.
Anzi: è la forma più usata da movimenti civici, liste locali e nuovi progetti politici.
Perché?
- è facile da costituire
- permette di raccogliere fondi in modo trasparente
- garantisce regole interne chiare
- dà una base giuridica solida
Non c’è nulla di strano: è normale, legale e molto diffuso.
🟩 3. Ma un partito NON può essere una ONLUS
Qui è importante essere chiari.
Le ONLUS sono enti dedicati a:
- assistenza
- beneficenza
- educazione
- tutela dei diritti
- attività sociali
Hanno agevolazioni fiscali, ma anche obblighi rigidissimi.
E soprattutto:
👉 la legge separa nettamente attività politica e attività di utilità sociale.
ecco perchè ci sarà .org .com
🟨 4. In sintesi
- Un partito può nascere come associazione no profit → sì, è normale.
- Un partito può essere ONLUS → no, non è compatibile.
- La forma no profit garantisce trasparenza, regole e sostenibilità.
🧭 Conclusione
Tessera 0/zero consiglia che il partito sceglierà la forma dell’associazione no profit, perchè non sta “nascondendo” nulla.
Sta semplicemente adottando la struttura più chiara, più semplice e più adatta per iniziare un percorso collettivo.
La politica, prima di tutto, è una forma di organizzazione.
E ogni organizzazione ha bisogno di una casa giuridica solida, trasparente e accessibile.
S
11 gennaio: battesimo, dignità, lavoro
L’11 gennaio si celebra il battesimo di Gesù.
Un gesto che non ha nulla di mistico, se lo guardi bene.
Gesù si mette in fila con gli uomini.
Non predica, non impone, non si separa.
Si immerge.
Si sporca.
Si espone.
È il suo modo di dire:
“Io sto con voi. Non sopra di voi.”
E questo, per me, è il primo atto politico della storia.
Non nel senso dei partiti.
Nel senso della presenza tra gli uomini.
Il Partito Laburista, oggi
L’11 gennaio è anche un giorno buono per ricordare che esiste — o dovrebbe esistere — una politica che fa lo stesso gesto:
immergersi nella realtà, non galleggiare sopra.
Il Partito Laburista, quando è vero, è questo:
- non ideologia
- non slogan
- non potere
- ma lavoro, dignità, giustizia sociale, presenza tra gli ultimi
Quando il laburismo è forma, non retorica, diventa umanesimo politico.
E allora sì:
Gesù e il Laburismo si parlano.
Io non sono Gesù nè Socrate. Ma li sposo bene.
Non dico di essere la reincarnazione di nessuno.
Ma se devo scegliere un gesto che mi rappresenta, è quello:
stare in fila con gli uomini, non sopra.
Immergermi, non predicare.
Dare forma, non parole.
E se devo scegliere un partito, non è quello che promette.
È quello che sta. Come Laburi STA?
🧠 Socrate e il Laburismo: un legame che non sembra esserci… ma c’è!
A prima vista, Socrate non c’entra nulla con il Partito Laburista.
E invece c’è un filo sottilissimo che li unisce:
👉 la dignità dell’uomo comune.
Socrate non parlava ai potenti.
Non cercava i salotti.
Non si metteva nei templi.
Stava nelle strade, nei mercati, tra gli artigiani, i lavoratori, i giovani, gli schiavi liberati, i mercanti.
Era un filosofo popolare, nel senso più alto del termine.
E cosa faceva?
- ascoltava
- domandava
- smontava le illusioni
- restituiva dignità al pensiero di chi non aveva voce
Questo è già una forma di proto-laburismo filosofico:
non la politica dei palazzi, ma la politica delle persone.
🔨 Il laburismo come erede di Socrate (in senso culturale)
Il laburismo — come idea, non come partito — nasce su tre pilastri:
- lavoro
- dignità
- giustizia sociale
Socrate non parlava di salari o sindacati, ovviamente.
Ma parlava di una cosa che viene prima di tutto questo:
👉 la coscienza dell’uomo come fondamento della città.
Per Socrate, la polis non si regge sul potere, ma sulla virtù degli uomini che la abitano.
E la virtù nasce dal pensiero, dalla domanda, dalla responsabilità.
Il laburismo, nella sua forma più alta, dice la stessa cosa:
una società è forte quando rispetta chi lavora, chi costruisce, chi tiene in piedi il mondo reale.
🔥 Il punto di contatto vero
Socrate, Gesù e il laburismo si incontrano qui:
Entrambi rifiutano l’arroganza del potere.
Entrambi mettono al centro l’uomo.
Entrambi credono che la dignità non si eredita: si vive.
Socrate lo faceva con le domande.
Il laburismo lo fa — quando è vero — con le politiche sociali.
Socrate è il nonno del laburismo: non parlava di salari, ma parlava di dignità. E la dignità è il primo salario dell’uomo.”

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