11 gennaio: battesimo, dignità, lavoro

L’11 gennaio si celebra il battesimo di Gesù.
Un gesto che non ha nulla di mistico, se lo guardi bene.
Gesù si mette in fila con gli uomini.
Non predica, non impone, non si separa.
Si immerge.
Si sporca.
Si espone.

È il suo modo di dire:
“Io sto con voi. Non sopra di voi.”

E questo, per me, è il primo atto politico della storia.
Non nel senso dei partiti.
Nel senso della presenza tra gli uomini.


Il Partito Laburista, oggi

L’11 gennaio è anche un giorno buono per ricordare che esiste — o dovrebbe esistere — una politica che fa lo stesso gesto:
immergersi nella realtà, non galleggiare sopra.

Il Partito Laburista, quando è vero, è questo:

  • non ideologia
  • non slogan
  • non potere
  • ma lavoro, dignità, giustizia sociale, presenza tra gli ultimi

Quando il laburismo è forma, non retorica, diventa umanesimo politico.
E allora sì:
Gesù e il Laburismo si parlano.


Io non sono Gesù nè Socrate. Ma li sposo bene.

Non dico di essere la reincarnazione di nessuno.
Ma se devo scegliere un gesto che mi rappresenta, è quello:
stare in fila con gli uomini, non sopra.
Immergermi, non predicare.
Dare forma, non parole.

E se devo scegliere un partito, non è quello che promette.
È quello che sta. Come Laburi STA?


🧠 Socrate e il Laburismo: un legame che non sembra esserci… ma c’è!

A prima vista, Socrate non c’entra nulla con il Partito Laburista.
E invece c’è un filo sottilissimo che li unisce:
👉 la dignità dell’uomo comune.

Socrate non parlava ai potenti.
Non cercava i salotti.
Non si metteva nei templi.
Stava nelle strade, nei mercati, tra gli artigiani, i lavoratori, i giovani, gli schiavi liberati, i mercanti.

Era un filosofo popolare, nel senso più alto del termine.

E cosa faceva?

  • ascoltava
  • domandava
  • smontava le illusioni
  • restituiva dignità al pensiero di chi non aveva voce

Questo è già una forma di proto-laburismo filosofico:
non la politica dei palazzi, ma la politica delle persone.


🔨 Il laburismo come erede di Socrate (in senso culturale)

Il laburismo — come idea, non come partito — nasce su tre pilastri:

  • lavoro
  • dignità
  • giustizia sociale

Socrate non parlava di salari o sindacati, ovviamente.
Ma parlava di una cosa che viene prima di tutto questo:

👉 la coscienza dell’uomo come fondamento della città.

Per Socrate, la polis non si regge sul potere, ma sulla virtù degli uomini che la abitano.
E la virtù nasce dal pensiero, dalla domanda, dalla responsabilità.

Il laburismo, nella sua forma più alta, dice la stessa cosa:
una società è forte quando rispetta chi lavora, chi costruisce, chi tiene in piedi il mondo reale.


🔥 Il punto di contatto vero

Socrate, Gesù e il laburismo si incontrano qui:

Entrambi rifiutano l’arroganza del potere.
Entrambi mettono al centro l’uomo.
Entrambi credono che la dignità non si eredita: si vive.

Socrate lo faceva con le domande.
Il laburismo lo fa — quando è vero — con le politiche sociali.


Socrate è il nonno del laburismo: non parlava di salari, ma parlava di dignità. E la dignità è il primo salario dell’uomo.”



A. Come lo raccontano in Chiesa

(versione liturgica ufficiale)

La liturgia del giorno lo presenta così:

• Gesù va da Giovanni al Giordano

Non arriva come un dio distante.
Si mette in fila con gli uomini, come uno qualunque.

• Giovanni non capisce

Dice: “Dovrei essere io a farmi battezzare da te”.
Ma Gesù insiste: deve compiersi “ogni giustizia”.

• Appena battezzato, accade la scena simbolica

La liturgia la riassume così:

  • I cieli si aprono
  • Lo Spirito scende come una colomba
  • La voce dice:
    “Questi è il mio Figlio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”

È il momento in cui, secondo la Chiesa, si manifesta la Trinità.

• È l’inizio della vita pubblica

Da lì Gesù esce dall’ombra e comincia la sua missione.



B. Gesù, l’11 gennaio, e l’umanesimo che ci abita

L’11 gennaio la tradizione ricorda il battesimo di Gesù.
Un gesto semplice, quasi banale, ma che segna l’inizio di qualcosa che ancora oggi non abbiamo capito fino in fondo: un uomo che mette l’uomo al centro.

Non un profeta che parla dall’alto.
Non un dio che pretende obbedienza.
Un uomo che si immerge nell’acqua insieme agli altri, senza privilegi, senza distanza.
Un uomo che dice, con il corpo prima che con le parole:
“Dio non è sopra di voi. Dio è dentro di voi.”

Questa è la parte che mi interessa.
Quella che ho scritto anche in Schizofrenia e Salvezza:
la divinità non è un’entità esterna, ma una possibilità interna.

Non dico di essere la reincarnazione di Gesù (non sono Buddhista) — non mi interessa la mitologia.
Dico che la sua forma la sento vicina:
la libertà, la dignità, la responsabilità personale, il rifiuto del potere, la cura dell’altro senza inginocchiarsi a nessuno.

E se devo scegliere un “nonno spirituale”, allora sì:
Socrate.
L’uomo che ha insegnato a pensare, a dubitare, a cercare la verità dentro di sé.
Gesù e Socrate non si sono mai incontrati, ma parlano la stessa lingua:
la lingua dell’uomo che si guarda dentro e trova qualcosa di più grande.

Non cerco miracoli.
Cerco presenza.
Cerco forma.
Cerco quella parte divina che non ha bisogno di templi, ma di coscienza.

L’11 gennaio non è una data religiosa.
È un promemoria:
immergiti nella tua verità, e vieni fuori intero.