Uno dei grandi pensatori viventi
Edgar Morin è uno dei grandi pensatori viventi.
Ha dedicato la sua vita a una domanda semplice e radicale:
come tenere insieme ciò che il mondo tende a separare?
Sociologo, filosofo, antropologo, Morin ha costruito un’opera che attraversa guerra, pace, identità, ecologia, educazione, politica, scienza.
Il suo contributo più noto è il pensiero complesso: un invito a superare le semplificazioni, le tribù, le identità rigide, per vedere l’umanità nella sua interezza.
Con Terra-Patria ha introdotto un’idea che oggi è più attuale che mai:
la nostra unica patria reale è la Terra.
Le patrie storiche ci dividono, la Terra ci unisce.
Morin non offre ricette.
Offre una postura: responsabilità, lucidità, interdipendenza.
È una delle voci che hanno aperto la strada a un umanesimo nuovo, planetario, non ideologico.

🟦 1. L’associazione no profit è la forma più semplice e trasparente
Un’associazione no profit:
- non ha scopo di lucro
- non può distribuire utili ai soci
- deve avere uno statuto chiaro
- deve rendicontare entrate e uscite
- usa ogni risorsa per le proprie attività
È una struttura leggera, economica e perfetta per iniziare un progetto collettivo.
🟥 2. Un partito può essere un’associazione no profit
La legge italiana lo permette.
Anzi: è la forma più usata da movimenti civici, liste locali e nuovi progetti politici.
Perché?
- è facile da costituire
- permette di raccogliere fondi in modo trasparente
- garantisce regole interne chiare
- dà una base giuridica solida
Non c’è nulla di strano: è normale, legale e molto diffuso.
🟩 3. Ma un partito NON può essere una ONLUS
Qui è importante essere chiari.
Le ONLUS sono enti dedicati a:
- assistenza
- beneficenza
- educazione
- tutela dei diritti
- attività sociali
Hanno agevolazioni fiscali, ma anche obblighi rigidissimi.
E soprattutto:
👉 la legge separa nettamente attività politica e attività di utilità sociale.
ecco perchè ci sarà .org .com
🟨 4. In sintesi
- Un partito può nascere come associazione no profit → sì, è normale.
- Un partito può essere ONLUS → no, non è compatibile.
- La forma no profit garantisce trasparenza, regole e sostenibilità.
🧭 Conclusione
Tessera 0/zero consiglia che il partito sceglierà la forma dell’associazione no profit, perchè non sta “nascondendo” nulla.
Sta semplicemente adottando la struttura più chiara, più semplice e più adatta per iniziare un percorso collettivo.
La politica, prima di tutto, è una forma di organizzazione.
E ogni organizzazione ha bisogno di una casa giuridica solida, trasparente e accessibile.
S
11 gennaio: battesimo, dignità, lavoro
L’11 gennaio si celebra il battesimo di Gesù.
Un gesto che non ha nulla di mistico, se lo guardi bene.
Gesù si mette in fila con gli uomini.
Non predica, non impone, non si separa.
Si immerge.
Si sporca.
Si espone.
È il suo modo di dire:
“Io sto con voi. Non sopra di voi.”
E questo, per me, è il primo atto politico della storia.
Non nel senso dei partiti.
Nel senso della presenza tra gli uomini.
Il Partito Laburista, oggi
L’11 gennaio è anche un giorno buono per ricordare che esiste — o dovrebbe esistere — una politica che fa lo stesso gesto:
immergersi nella realtà, non galleggiare sopra.
Il Partito Laburista, quando è vero, è questo:
- non ideologia
- non slogan
- non potere
- ma lavoro, dignità, giustizia sociale, presenza tra gli ultimi
Quando il laburismo è forma, non retorica, diventa umanesimo politico.
E allora sì:
Gesù e il Laburismo si parlano.
Io non sono Gesù nè Socrate. Ma li sposo bene.
Non dico di essere la reincarnazione di nessuno.
Ma se devo scegliere un gesto che mi rappresenta, è quello:
stare in fila con gli uomini, non sopra.
Immergermi, non predicare.
Dare forma, non parole.
E se devo scegliere un partito, non è quello che promette.
È quello che sta. Come Laburi STA?
🧠 Socrate e il Laburismo: un legame che non sembra esserci… ma c’è!
A prima vista, Socrate non c’entra nulla con il Partito Laburista.
E invece c’è un filo sottilissimo che li unisce:
👉 la dignità dell’uomo comune.
Socrate non parlava ai potenti.
Non cercava i salotti.
Non si metteva nei templi.
Stava nelle strade, nei mercati, tra gli artigiani, i lavoratori, i giovani, gli schiavi liberati, i mercanti.
Era un filosofo popolare, nel senso più alto del termine.
E cosa faceva?
- ascoltava
- domandava
- smontava le illusioni
- restituiva dignità al pensiero di chi non aveva voce
Questo è già una forma di proto-laburismo filosofico:
non la politica dei palazzi, ma la politica delle persone.
🔨 Il laburismo come erede di Socrate (in senso culturale)
Il laburismo — come idea, non come partito — nasce su tre pilastri:
- lavoro
- dignità
- giustizia sociale
Socrate non parlava di salari o sindacati, ovviamente.
Ma parlava di una cosa che viene prima di tutto questo:
👉 la coscienza dell’uomo come fondamento della città.
Per Socrate, la polis non si regge sul potere, ma sulla virtù degli uomini che la abitano.
E la virtù nasce dal pensiero, dalla domanda, dalla responsabilità.
Il laburismo, nella sua forma più alta, dice la stessa cosa:
una società è forte quando rispetta chi lavora, chi costruisce, chi tiene in piedi il mondo reale.
🔥 Il punto di contatto vero
Socrate, Gesù e il laburismo si incontrano qui:
Entrambi rifiutano l’arroganza del potere.
Entrambi mettono al centro l’uomo.
Entrambi credono che la dignità non si eredita: si vive.
Socrate lo faceva con le domande.
Il laburismo lo fa — quando è vero — con le politiche sociali.
Socrate è il nonno del laburismo: non parlava di salari, ma parlava di dignità. E la dignità è il primo salario dell’uomo.”

A. Come lo raccontano in Chiesa
(versione liturgica ufficiale)
La liturgia del giorno lo presenta così:
• Gesù va da Giovanni al Giordano
Non arriva come un dio distante.
Si mette in fila con gli uomini, come uno qualunque.
• Giovanni non capisce
Dice: “Dovrei essere io a farmi battezzare da te”.
Ma Gesù insiste: deve compiersi “ogni giustizia”.
• Appena battezzato, accade la scena simbolica
La liturgia la riassume così:
- I cieli si aprono
- Lo Spirito scende come una colomba
- La voce dice:
“Questi è il mio Figlio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”
È il momento in cui, secondo la Chiesa, si manifesta la Trinità.
• È l’inizio della vita pubblica
Da lì Gesù esce dall’ombra e comincia la sua missione.
B. Gesù, l’11 gennaio, e l’umanesimo che ci abita
L’11 gennaio la tradizione ricorda il battesimo di Gesù.
Un gesto semplice, quasi banale, ma che segna l’inizio di qualcosa che ancora oggi non abbiamo capito fino in fondo: un uomo che mette l’uomo al centro.
Non un profeta che parla dall’alto.
Non un dio che pretende obbedienza.
Un uomo che si immerge nell’acqua insieme agli altri, senza privilegi, senza distanza.
Un uomo che dice, con il corpo prima che con le parole:
“Dio non è sopra di voi. Dio è dentro di voi.”
Questa è la parte che mi interessa.
Quella che ho scritto anche in Schizofrenia e Salvezza:
la divinità non è un’entità esterna, ma una possibilità interna.
Non dico di essere la reincarnazione di Gesù (non sono Buddhista) — non mi interessa la mitologia.
Dico che la sua forma la sento vicina:
la libertà, la dignità, la responsabilità personale, il rifiuto del potere, la cura dell’altro senza inginocchiarsi a nessuno.
E se devo scegliere un “nonno spirituale”, allora sì:
Socrate.
L’uomo che ha insegnato a pensare, a dubitare, a cercare la verità dentro di sé.
Gesù e Socrate non si sono mai incontrati, ma parlano la stessa lingua:
la lingua dell’uomo che si guarda dentro e trova qualcosa di più grande.
Non cerco miracoli.
Cerco presenza.
Cerco forma.
Cerco quella parte divina che non ha bisogno di templi, ma di coscienza.
L’11 gennaio non è una data religiosa.
È un promemoria:
immergiti nella tua verità, e vieni fuori intero.

🧭 Sequenza storica semplificata
Ecco la linea del tempo:
- Umanesimo
- Rinascimento
- Manierismo
- Barocco
- Illuminismo
- Età moderna e contemporanea (con varie fasi)
?
🌑 1. Pirandello NON è un autore umanista
L’umanesimo classico (quello del Quattrocento) si fonda su:
- fiducia nella ragione
- centralità dell’uomo
- armonia tra individuo e mondo
- identità stabile e conoscibile
Pirandello, al contrario, demolisce proprio questi pilastri.
Per lui:
- l’identità è frantumata
- la ragione non salva
- l’uomo non è al centro, ma smarrito
- la realtà è un flusso caotico che sfugge a ogni forma
In questo senso, Pirandello è anti‑umanista, o meglio: è un autore che mostra la crisi dell’umanesimo.
🔄 2. Pirandello e il “nuovo umanesimo”: un dialogo possibile?
Dipende da cosa intendiamo per nuovo umanesimo.
Se per “nuovo umanesimo” intendiamo:
- centralità della persona
- dignità dell’individuo
- ricerca di senso
- attenzione alla fragilità umana
allora Pirandello non propone un nuovo umanesimo, ma fornisce gli strumenti per arrivarci.
Perché?
Perché mostra:
- la fragilità dell’identità
- la sofferenza dietro le maschere sociali
- il bisogno di autenticità
- la necessità di riconoscere l’altro nella sua complessità
Pirandello non costruisce un nuovo umanesimo, ma apre la ferita da cui un nuovo umanesimo può nascere.
🪞 3. Pirandello come anticipatore dell’umanesimo della complessità
Molti studiosi lo leggono come un autore che anticipa:
- la psicologia del profondo
- l’esistenzialismo
- la crisi del soggetto moderno
- la pluralità dell’io
In questo senso, Pirandello è un precursore di un umanesimo non più fondato sulla stabilità, ma sulla consapevolezza che:
l’uomo è molteplice, contraddittorio, in continua trasformazione.
È un umanesimo “tragico”, non consolatorio.
🧭 4. Una sintesi forte e spendibile
Pirandello non appartiene all’umanesimo tradizionale e non costruisce un nuovo umanesimo.
Ma è uno dei grandi autori che mostrano la crisi dell’uomo moderno e aprono la strada a un umanesimo della fragilità, della complessità e della relazione.
È un autore che:
- smonta l’illusione umanistica
- rivela la sofferenza dietro le forme
- invita a guardare l’altro senza maschere
- prepara il terreno a una nuova idea di persona

Pirandello e il “nuovo umanesimo”: cosa ci dice oggi
Quando parliamo di umanesimo pensiamo subito al Rinascimento: l’uomo al centro, la fiducia nella ragione, l’idea che il mondo sia comprensibile e che l’identità sia qualcosa di stabile.
Pirandello, però, arriva in un’epoca in cui tutto questo si incrina. E lo mostra con una lucidità che ancora oggi ci riguarda da vicino.
La crisi dell’uomo moderno
Nelle sue opere l’identità non è più un blocco compatto, ma qualcosa che si frantuma.
Siamo uno per noi stessi, un altro per gli altri, e spesso non coincidiamo con nessuna delle due immagini.
Le “maschere” sociali che indossiamo ci proteggono, ma allo stesso tempo ci imprigionano.
Pirandello non lo dice per pessimismo: lo mette in scena perché è la condizione dell’uomo moderno, sospeso tra ciò che sente e ciò che deve apparire.
Un nuovo modo di guardare la persona
Se l’umanesimo classico celebrava la stabilità dell’io, Pirandello ci invita a riconoscere la sua fragilità.
E proprio da questa fragilità nasce un possibile “nuovo umanesimo”:
- più attento alla complessità delle persone
- più consapevole delle contraddizioni
- meno legato alle forme rigide
- più sensibile al bisogno di autenticità
Pirandello non costruisce un nuovo umanesimo, ma apre la ferita da cui può nascere.
Mostra ciò che non funziona, ciò che fa soffrire, ciò che ci divide da noi stessi.
E proprio per questo ci costringe a ripensare cosa significhi essere persone.
Un umanesimo della complessità
Molti studiosi lo considerano un anticipatore dell’esistenzialismo e della psicologia del profondo.
La sua idea di individuo — molteplice, contraddittorio, in trasformazione — è sorprendentemente attuale.
Viviamo in un mondo dove l’identità non è più data una volta per tutte, ma si costruisce e si ricostruisce continuamente.
Pirandello ci ricorda che questa instabilità non è un difetto: è la nostra condizione.
E riconoscerla è il primo passo per un umanesimo nuovo, più vero, più umano.
Perché parlarne oggi
In un’epoca di immagini curate, profili sociali e identità “di facciata”, Pirandello è un autore che ci aiuta a guardare sotto la superficie.
Ci invita a vedere l’altro senza maschere, e a riconoscere che dietro ogni forma c’è una persona che cambia, che soffre, che cerca.
È un messaggio che vale nella cultura, nella politica, nelle relazioni quotidiane:
non esiste un io monolitico, ma una persona in cammino.

Amor, che ne la mente mi ragiona
di mia donna gentil, non so se s’io
ne sarò degno mai, ché troppo è buona.
Ella è colei che ’n terra par un sole,
e sì mi stringe il cor con dolce stile
che l’alma mia sovente si discioglie.
E quando il suo bel viso mi si mostra,
tutto m’infiamma e tutto mi consola.
Amor, che ne la mente mi ragiona
di mia donna gentil, non so se s’io
ne sarò degno mai, ché troppo è buona.
“Non conosciamo il volto di Petrarca né quello di Boccaccio: le immagini che circolano sono invenzioni rinascimentali o ottocentesche.”
📄 PETRARCA, L’UMANESIMO E IL NUOVO UMANESIMO
Pagina culturale – www.stefanopoletto.it
1. Petrarca: il primo uomo moderno
Francesco Petrarca è la soglia tra due mondi: l’ultimo grande medievale e il primo vero moderno.
È il punto in cui l’Europa cambia direzione, non per un evento politico, ma per un gesto interiore: guardarsi dentro.
Petrarca inaugura l’idea che la verità non si trova solo nei libri sacri, nei dogmi o nelle autorità, ma nella coscienza dell’uomo.
È il primo autore europeo che vive il conflitto interiore come luogo di crescita, non come colpa.
“Petrarca è il primo uomo moderno: non costruisce cattedrali, costruisce coscienze.”
Questa frase riassume la sua rivoluzione:
non l’architettura esterna, ma l’architettura interiore.
2. La nascita dell’Umanesimo
L’Umanesimo non nasce nelle università, né nelle corti, né nelle accademie.
Nasce nella stanza di Petrarca, tra manoscritti antichi, lettere personali e meditazioni solitarie.
Tre sono i pilastri che fonda:
A. L’interiorità come luogo della verità
L’uomo diventa responsabile di sé, della propria crescita, della propria misura.
B. La riscoperta dei classici
Petrarca cerca, salva e commenta i testi antichi.
È il primo filologo moderno.
Senza di lui, niente Umanesimo, niente Rinascimento.
C. L’idea di Rinascita
Petrarca è il primo a dire che il presente può rinascere attraverso la cultura.
Non è nostalgia: è progetto.
3. Perché Petrarca parla al presente
Petrarca non è un autore del passato: è un autore del futuro.
Parla di:
- identità
- solitudine
- ansia
- ricerca di senso
- conflitto tra vita attiva e vita interiore
- responsabilità personale
- dignità dell’uomo
È incredibilmente contemporaneo.
Per questo oggi si studia troppo poco: è troppo vicino a noi.
4. Il Nuovo Umanesimo
Il Nuovo Umanesimo riparte da Petrarca, non come citazione colta, ma come metodo.
A. L’uomo al centro, non il potere
La dignità della persona prima della forza delle strutture.
B. La coscienza come fondamento civile
Non fanatismo, non ideologia, non slogan.
Ma misura, responsabilità, interiorità.
C. La cultura come cura
Non ornamento, non status, non retorica.
Cura dell’anima, ordine del pensiero, educazione alla libertà.
D. La rinascita come gesto personale
Il cambiamento non arriva dall’alto.
Inizia da ciascuno, come in Petrarca.
5. Sintesi finale
Petrarca è il primo uomo moderno perché mette l’uomo davanti a sé stesso.
L’Umanesimo nasce da questo gesto.
Il Nuovo Umanesimo lo riprende e lo porta nel presente.
Non c’è futuro senza coscienza.
Non c’è rinascita senza interiorità.
Non c’è Umanesimo senza Petrarca.

“Non conosciamo il volto di Petrarca né quello di Boccaccio: le immagini che circolano sono invenzioni rinascimentali o ottocentesche.”
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